C’è un momento in cui la musica smette di essere un prodotto e diventa un atto di appartenenza. “Al Mio Paese“, il nuovo singolo di Serena Brancale con Levante e Delia, è esattamente questo: una celebrazione di vita e territorio, un ritorno emotivo a casa che sa di Sud, di libertà, di luce che resta addosso anche quando si è lontani.
Un incontro che non era scontato
Il brano è stato pubblicato il 3 aprile 2026 come ottavo estratto dal quarto album in studio di Serena Brancale, SACRO. Ma la sua genesi è più antica e più personale di quanto sembri. Brancale ha raccontato che il brano era stato concepito con Levante prima della loro partecipazione al 76º Festival di Sanremo, rispettivamente con i brani Qui con me e Sei tu.
In un’intervista al Fatto Quotidiano, la cantautrice pugliese ha spiegato la scelta con parole nette: «È stata un’operazione molto rischiosa, perché volevo parlare di folklore, però non stando a casa mia, ma sono andata a casa degli altri. Ed è stata un’operazione molto bella.»
Il rischio, dunque, era parte del progetto. E il risultato dimostra che valeva la pena correrlo.
Tre Sud, tre voci, un equilibrio
Ciò che rende “Al Mio Paese” un brano fuori dall’ordinario è la natura profondamente paritaria dell’incontro tra le tre artiste. Il loro incontro va oltre la formula del featuring: alla base del brano non c’è una collaborazione costruita a tavolino, ma il risultato di traiettorie artistiche che si incrociano in modo naturale.
Geograficamente e musicalmente, le tre cantautrici partono da luoghi diversi. Serena Brancale porta nel brano il calore e il groove della Puglia, mentre Levante e Delia restituiscono sfumature che richiamano le diverse anime della Sicilia. Non si tratta però di un semplice collage di identità regionali: il risultato non si riduce a una somma di interventi, ma costruisce un equilibrio complesso, che rappresenta la vera sfida del progetto.
Brancale stessa ha chiarito come si dividono le parti nella canzone: «La cosa bella di questa canzone è che le parti che canto sono quasi descrittive, come una fotografia del paese visto dall’esterno. Le parti scritte da Claudia e Delia, invece, ti fanno entrare dentro le case siciliane.»
Il Sud come sentimento, non come cartolina
Il titolo potrebbe indurre in inganno: “Al Mio Paese” non è nostalgia da emigrante né cartolina folkloristica. All’interno del testo emergono immagini legate all’estate, alle notti che si allungano e a una libertà che si esprime soprattutto nella collettività. L’appartenenza non è mai immobile: si trasforma, si mescola, diventa esperienza concreta fatta di relazioni, rituali e memoria.
Le tre artiste hanno condiviso pubblicamente i simboli del loro ritorno a casa. Levante ha raccontato: «Il ritorno a casa, a Palagonia, è sempre l’immagine di mia nonna affacciata al balcone. Mi salutava sempre quando arrivavo e quando ripartivo. Ora non c’è più, mi mancherà per sempre.» Quella nonna è entrata nella canzone, immortalata nel verso “Rosalia mi aspetta al balcone, mi bacia con gli occhi ridenti”: un dettaglio personale che diventa universale.
Delia invece, quando prende l’aereo, si gira a cercare subito l’Etna: «È una presenza con cui sono cresciuta e quando la rivedo so di essere tornata.»
Un disco al femminile
“Al Mio Paese” non è un episodio isolato, ma un tassello preciso dentro SACRO, uscito il 10 aprile 2026. Brancale ha dichiarato di aver voluto due donne accanto a sé perché SACRO è «un po’ un disco al femminile per tanti motivi».
Il disco mescola groove e introspezione, eleganza e istinto, raccontando chi è oggi Serena Brancale, tra radici, spiritualità, festa e celebrazione. Include brani già noti al pubblico come Serenata con Alessandra Amoroso e Bésame Mucho con Gregory Porter e Delia, e nuovi capitoli che completano il racconto.
Un flash mob e un tour
Il 9 aprile, alla NABA di Roma, le tre artiste hanno sorpreso gli studenti con un flash mob, un omaggio ai fuorisede in occasione del lancio del brano. Un gesto che dice molto: il brano parla proprio di chi è lontano da casa e la ritrova in un momento, in un suono, in un odore.
Il videoclip: Ortigia come palcoscenico dell’anima
Il brano è accompagnato dal videoclip ufficiale, che ha raggiunto la prima posizione in tendenza su YouTube non appena pubblicato, a dimostrazione di quanto il progetto abbia saputo toccare le corde giuste del pubblico. Le immagini sono girate tra i vicoli di Ortigia, alternando scorci del borgo siracusano ad alcuni momenti della Festa di Sant’Agata, rafforzando quell’idea di Sud sospeso tra realtà e memoria.
La scelta della location non è casuale: Ortigia, con la sua bellezza antica e popolare, diventa lo spazio ideale in cui le tre voci trovano una casa comune, un territorio neutro che appartiene a tutte e a nessuna. Il video non si limita a illustrare il testo, ma ne amplifica il senso: le luminarie, le processioni, i vicoli affollati e i volti della gente comune costruiscono un immaginario visivo che è allo stesso tempo documentario e poetico.
Immagini familiari — feste di paese, balconi con i panni stesi, sere d’estate, icone sacre tra i vicoli — che possono sembrare stereotipi, ma che in realtà funzionano perché sono riconoscibili e condivisi, parte di una cultura che si regge anche su questi simboli e che difficilmente si vorrebbe vedere sparire. Il risultato è un videoclip che si guarda con gli occhi, ma si sente con la pancia.
Il testo di Al Mio Paese
Mi sento una Gitana per la strada
le notti in metropolitana
mi manchi ma domani torno a casa
e finalmente, sto con te
Incominciano le ferie
quando torno al mio paese
le madonne nelle chiese
quando torno al mio paese
con le luci sempre accese
quando torno al mio paese
Le signore sulle sedie
quando torno al mio paese
tra le piazze sempre piene
quando torno al mio paese
per l’amore e per la fede
torni sempre al tuo paese
torni sempre al tuo paese
Carusi ca iuacanu n’menzu a na strata
sotto i palazzi del centro
in mezzo alla strada
gente che mangia, che beve, che piange
quando risente il suo accento
la storia è uguale Sicilia e Calabria
da Bari fino a Sorrento
giri le case di tutti i parenti
perché se non vieni mi offendo
caru tutt’u munnu è paisi
ma il mio resta sempre al sud
guagliù quando scendi vuoi restare giù
Maria Rita che stende
le lenzuola che volano bianche sulle bancarelle
e non andiamo di fretta
mi manchi ma domani torno a casa
e finalmente sto con te
Incominciano le ferie
quando torno al mio paese
le madonne nelle chiese
quando torno al mio paese
con le luci sempre accese
quando torno al mio paese
Le signore sulle sedie
quando torno al mio paese
tra le piazze sempre piene
quando torno al mio paese
per l’amore e per la fede
torni sempre al tuo paese
torni sempre al tuo paese
Ciuri ciuri la vita che scorre
tra le luminarie mi accendo
Rosalia mi aspetta al bancone
mi bacia con gli occhi ridenti
santi patroni e devoti
fuochi nel cielo sui volti
l’aria di zucchero, tutti respirano
stiamo qui ore e ore
danza l’estate sulla nostalgia
non vorrei andare più via
Mi manchi ma domani torno a casa
e finalmente sto con te
Incominciano le ferie
quando torno al mio paese
le madonne nelle chiese
quando torno al mio paese
con le luci sempre accese
quando torno al mio paese
Le signore sulle sedie
quando torno al mio paese
tra le piazze sempre piene
quando torno al mio paese
per l’amore e per la fede
torni sempre al tuo paese
torni sempre al tuo paese
torni sempre al tuo paese