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Brandon Flowers, Thrasher – il disco country che non ti aspetti

Brandon Flowers, il frontman dei Killers pubblica Thrasher, il suo terzo album solista, registrato a Nashville: un ritorno alle radici country-western ascoltate da bambino nella casa del padre

Il 21 agosto è uscito Thrasher, il nuovo album da solista di Brandon Flowers, storico frontman dei Killers. Non un singolo brano, dunque, ma un intero disco: il titolo indica il progetto nel suo complesso, il terzo della carriera solista di Flowers e il primo dopo oltre un decennio, da The Desired Effect del 2015.

Un disco nato a Nashville

Thrasher è stato registrato alla storica RCA Studio A di Nashville insieme ai produttori di lunga data Shawn Everett (collaboratore, tra gli altri, di Kacey Musgraves) e Jonathan Rado dei Foxygen. Attorno a Flowers si è radunato un manipolo di musicisti simbolo della scena country-Americana: il chitarrista David Rawlings, storico collaboratore di Gillian Welch, il pedal steel Bruce Bouton, e Charlie McCoy, leggendario armonicista che a 85 anni porta ancora la firma sui dischi di Nashville di Bob Dylan, da Blonde on Blonde a Nashville Skyline. Compaiono inoltre Margo Price e i fratelli Taylor e Griffin Goldsmith dei Dawes.

Flowers ha raccontato che il disco nasce dal ritorno alla musica country-western ascoltata da bambino attraverso la collezione di dischi del padre, e dai ricordi legati alla sua infanzia a Nephi, in Utah. Un cambio di rotta netto rispetto al suono dei Killers, ma che il cantante ha voluto precisare non essere una rottura: “Non sto scappando dal rock and roll. Non voglio sostituire le mie vecchie canzoni. Ho semplicemente trovato spazio per altro.”

Dieci brani, dieci ritratti

  1. Does It Ever Cross Your Mind?
  2. One Of Us
  3. Tiger’s Blood
  4. Plans
  5. Paradise
  6. Miss America
  7. Angel
  8. The Red Ground
  9. In A Heartbeat
  10. An American Dream

L’opener Does It Ever Cross Your Mind? apre il disco con lo swing disinvolto di un pezzo da Grand Ole Opry, e riprende quel senso del destino che aveva già attraversato alcuni classici dei Killers (“Di tutti gli angoli dell’universo / siamo finiti mano nella mano”). One Of Us, con Margo Price e Charlie McCoy, è un tributo al cognato di Flowers, scomparso improvvisamente alcuni anni fa: un brano che il cantante ha definito tra i più belli mai scritti sul lutto della sorella. Miss America, ispirata sempre alla sorella, affronta con crudezza un ciclo di abusi, intrecciando il tema con interrogativi religiosi (“Se Gesù ha davvero sofferto e pagato per tutto questo peccato / perché lo sentiamo ancora, ancora e ancora?”). The Red Ground porta invece il fiato della Mariachi Los Camperos de Jesús Chuy Guzmán, mentre Tiger’s Blood è un tuffo nostalgico nell’adolescenza di Flowers, raccontato in chiave quasi alla John Denver.

La critica: pastiche, ma sentito

Le prime recensioni convergono su un giudizio positivo, sottolineando la sincerità del progetto più che la sua originalità stilistica. L’Irish Times ha parlato di un “love letter” tutto dentro al country-rock con cui Flowers è cresciuto nell’Utah rurale, definendolo un “instancabile spaccone dal cuore aperto” capace di pastiche di livello quasi professionale nei momenti in cui il disco strizza l’occhio a Johnny Cash o John Denver. CCM Magazine ha invece individuato nella frase “Gold and Silver, God and Glitter” — tratta dal trailer dell’album — una sorta di manifesto dell’intero progetto: fede e fama, eternità e intrattenimento, Las Vegas e Utah che si scontrano e si mescolano lungo tutto il disco.

Il ritorno (parziale) a casa

In diverse interviste, tra cui una concessa a NPR, Flowers ha insistito sul carattere personale del disco, forse il più intimo mai scritto: canzoni che lo riportano nelle scene di vita suburbana precedenti alla fama e alla vita on the road con i Killers. A 45 anni, tra un’anca e un ginocchio che iniziano a far male, il frontman ha raccontato di ripensare spesso a un’altra vita possibile, quella in cui non avesse mai formato la band di Las Vegas: “Il mio obiettivo, un tempo, era fare il parcheggiatore al Bellagio o al Wynn.” Thrasher è, in un certo senso, il modo in cui quella strada mai percorsa torna a bussare — non per sostituire “Mr. Brightside”, ma per affiancarlo.

Dove ascoltare Thrasher


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