Antartica – Quasi una fiaba – Canzoni Colonna Sonora

Una base scientifica sperduta nel mezzo del continente antartico, irraggiungibile per otto mesi l’anno, avvolta nel silenzio bianco del ghiaccio eterno. È questo il palcoscenico scelto da Lucia Calamaro per il suo esordio al cinema: un luogo estremo, quasi impossibile, che diventa specchio di relazioni umane fragilissime e al tempo stesso tenacissime. Antartica – Quasi una fiaba è un film che sorprende per l’originalità della sua ambientazione e per il coraggio di portare sul grande schermo italiano un tema ancora quasi inedito: quello della ricerca scientifica pura, fatta di attesa, ostinazione e dubbio.

Antartica - Quasi una fiaba - Canzoni Colonna Sonora

Una fiaba ai confini del mondo

La storia ha inizio con l’arrivo nella base italiana Sidera — nome poetico per un luogo estremo — della giovane criogenetista e glaciologa Maria Medri, interpretata da una convincente Barbara Ronchi. Maria è una figura contraddittoria: brillante fino all’ossessione, schiva al limite dell’insociabilità, ribattezzata “la delfina” per via del suo legame con il capomissione Fulvio Cadorna (Silvio Orlando), suo mentore e forse molto più di questo. Il gruppo di nove ricercatori e tecnici che la accoglie è già ben rodato, eppure ciascuno porta con sé un peso invisibile, traumi e aspettative che il freddo non riesce del tutto a congelare.

Il motore narrativo si innesca quando Maria ottiene un risultato straordinario: riesce a far ridestarsi un rotifero ibernato da migliaia e migliaia di anni nel ghiaccio. Una scoperta che riecheggia un fatto reale — nel 2021 alcuni micro-organismi furono effettivamente resuscitati dopo 24.000 anni nel permafrost siberiano — e che apre interrogativi vertiginosi: se una creatura può attraversare i millenni in uno stato di sospensione, potrebbe farlo anche l’essere umano? La base è però a corto di fondi, e una società asiatica è pronta a mettere sul piatto cifre considerevoli per sfruttare commercialmente la scoperta. Nasce così un conflitto scientifico, ideologico e profondamente affettivo tra Maria e Fulvio, che vogliono la stessa cosa — proteggere il senso autentico della ricerca — fino al giorno in cui ciascuno inizia a volerla a modo suo.


Il ghiaccio come metafora

L’ispirazione per il film nacque da un viaggio di Calamaro in Siberia, dove aveva assistito allo spettacolo inquietante di palazzi e cinema che affondavano lentamente nel permafrost in disgelo. Quella visione — di strutture costruite su ciò che sembrava eterno e che ora si rivelava precario — divenne il nucleo concettuale del film. Il ghiaccio, in Antartica, non è mai solo scenario: è un personaggio onnisciente, testimone silenziosa di un tempo che nessuno sa davvero misurare. La fotografia di Carlo Rinaldi lo tratta con cura, tra candori accecanti e ombre profonde, restituendo l’isolamento senza mai cadere nella cartolina.

Le musiche di Giorgio Giampà e Marta Lucchesini accompagnano questa sospensione con discrezione e grazia, e il montaggio di Ilaria Fraioli asseconda il ritmo lento — non pigro, ma deliberato — di una storia che non ha fretta di arrivare da qualche parte, perché sa che la strada è già tutto.


Gli attori: la forza silenziosa del film

Se il film regge — e regge — lo deve in misura determinante al suo cast. Silvio Orlando torna alla tenerezza dei suoi esordi, costruendo un Fulvio Cadorna che trasforma la passione professionale in ossessione e l’ossessione, pian piano, in qualcosa di più mite e forse più saggio: la consapevolezza di poter lasciare un’eredità. È il personaggio con l’arco narrativo più ricco, e Orlando lo abita con la naturalezza di chi non recita ma semplicemente esiste davanti alla macchina da presa.

Barbara Ronchi gli tiene testa con la sua Maria “forastica e cocciuta”, una donna di scienza che conosce la natura profonda delle cose ma fatica a decifrare quella delle persone. Valentina Bellè completa un trio femminile e maschile di grande intensità, portando nella base una storia personale irrisolta che il freddo antartico non fa altro che amplificare.


Un cinema italiano che guarda a nord

Calamaro, drammaturga di fama internazionale e vincitrice di tre Premi Ubu, porta al cinema un’estetica chiaramente debitrice del teatro, ma riesce a trasporla senza sforzo apparente nello spazio visivo del film. Le sue ambizioni estetiche guardano al cinema nordeuropeo — quella poetica del silenzio e dello spazio — in un tentativo dichiarato di uscire dai canoni del cinema italiano contemporaneo.

Non tutto riesce in egual misura. La gestione corale dei personaggi secondari risulta a tratti sacrificata: molti rimangono abbozzati, figure di sfondo che avrebbero meritato più spazio. La voce narrante fuori campo, con le sue riflessioni filosofiche, a volte rischia di spiegare ciò che le immagini già mostrano. E il titolo stesso — quasi una fiaba — risuona come una promessa non del tutto mantenuta: la dimensione favolistica affiora e svanisce, senza mai imporsi con la forza che il progetto sembrava volerle attribuire.

Eppure, quando il film funziona — e funziona spesso — lo fa con una qualità rara: quella di saper raccontare il tempo sospeso, l’attesa, la reiterazione forzata di giorni in cui accade poco, accordando il ritmo del racconto al movimento dei pensieri dello spettatore.


Un’opera prima coraggiosa

Antartica – Quasi una fiaba è, prima di tutto, un film coraggioso. Coraggioso nell’ambientazione insolita per il cinema italiano, nell’approccio antispettacolare a un tema che avrebbe potuto facilmente diventare thriller o fantascienza, nella scelta di mettere al centro non le risposte ma le domande. Cosa significa lasciare un’eredità? Fino a dove arriva la responsabilità di chi scopre qualcosa che potrebbe cambiare il destino della specie? E, più in piccolo e più in grande allo stesso tempo: cosa vuol dire voler bene a qualcuno in modo così simile al proprio?

Presentato al BiF&st 2026 di Bari e distribuito nelle sale da Vision Distribution a partire dal 7 maggio 2026, il film è prodotto da Wildside, Indigo Film e Vision Distribution, in collaborazione con Sky e con il contributo del Ministero della Cultura.

Non è un film per tutti, e forse non ambisce a esserlo. Ma per chi è disposto a lasciarsi portare dalla sua corrente lenta e glaciale, Antartica offre qualcosa di sempre più raro: il tempo per pensare.


Cast principale: Silvio Orlando, Barbara Ronchi, Valentina Bellè, Simone Liberati, Lorenzo Balducci Sceneggiatura: Lucia Calamaro, Marco Pettenello — Fotografia: Carlo Rinaldi — Montaggio: Ilaria Fraioli

La colonna sonora

Octopus Records ha pubblicato la colonna sonora del film drammatico italiano Antartica – Quasi una fiaba. L’album contiene le musiche originali composte da Giorgio Giampà e Marta Lucchesini (Storia della mia famiglia, The Good Mothers, Il mio nome è vendetta). La colonna sonora è disponibile in streaming/download su Amazon e su tutte le principali piattaforme di musica digitale.

  1. The Place of Life No. 1 (1:49)
  2. Frost No. 1 (1:28)
  3. L.U.C.A. (1:23)
  4. Endless Night (1:27)
  5. Nightmares No. 1 (0:41)
  6. The Place of Life No. 2 (2:11)
  7. PTND (0:33)
  8. Nightmares No. 2 (1:13)
  9. Permafrost (1:35)
  10. Bats and Moths (2:05)
  11. What Comes After (1:39)
  12. Zero Degrees (1:10)
  13. Almost a Fairy Tale (1:27)
  14. L.U.C.A., That’s My Name (1:36)
  15. Frost No. 2 (0:18)